Il codice etico ICOH è il codice internazionale di etica per i professionisti della salute occupazionale, e in Italia ha un peso giuridico preciso: l’art. 39, comma 1, del D.Lgs. 81/2008 impone che l’attività del medico competente si svolga secondo i suoi principi. Indipendenza, competenza e riservatezza dei dati sanitari diventano così criteri di valutazione della condotta professionale.
Il DL 159/2025 non ha introdotto questo richiamo e non cita l’ICOH: il riferimento è nel Testo unico dal 2008. Il decreto ha però modificato lo stesso art. 39 e ha aggiunto nuovi compiti al medico competente, che il codice aiuta a esercitare correttamente. Il quadro delle novità sul tema è nella pagina su sorveglianza sanitaria e medico competente.
Perché una norma italiana rinvia a un codice internazionale
L’International Commission on Occupational Health è un’organizzazione scientifica internazionale di professionisti della salute occupazionale. Il suo codice non è una legge né un regolamento, ma l’art. 39 lo trasforma in un parametro di riferimento: un medico che antepone gli interessi commerciali del cliente alla salute dei lavoratori non viola solo la deontologia, ma anche il modo in cui la legge gli chiede di lavorare.
Il comma 1 va letto con gli altri commi dello stesso articolo. Il comma 2 elenca le forme in cui il medico può operare: dipendente o collaboratore di una struttura esterna pubblica o privata convenzionata con l’imprenditore, libero professionista, dipendente del datore di lavoro. Il comma 3 vieta di fare il medico competente a chi è dipendente di una struttura pubblica assegnato agli uffici di vigilanza. Il comma 4 obbliga il datore a fornire al medico i mezzi necessari “garantendone l’autonomia”. Il codice ICOH dà contenuto a quell’autonomia.
Il codice in breve: edizioni, principi e struttura
L’edizione vigente è la terza, approvata dal Board dell’ICOH a Helsinki il 10 febbraio 2014; le precedenti risalgono al 1992 e al 2002. Secondo il sito dell’ICOH, tra il 2015 e il 2018 il testo è stato tradotto in varie lingue, tra cui l’italiano. Si apre con tre principi di base: la salute occupazionale serve a proteggere e promuovere la salute fisica e mentale e il benessere sociale dei lavoratori; i doveri comprendono integrità, imparzialità e protezione dei dati sanitari; i professionisti devono godere di piena indipendenza professionale.
Seguono 26 paragrafi. Quelli che incidono di più sul lavoro quotidiano del medico competente sono questi.
| Paragrafo | Tema | Cosa chiede in sintesi |
|---|---|---|
| 5 | Seguito delle azioni correttive | Se l’azienda non rimuove un rischio indebito, il medico lo segnala per iscritto alla direzione |
| 8 | Sorveglianza sanitaria | Obiettivi e metodi chiari, basati sull’evidenza, con priorità all’adattamento del lavoro alla persona |
| 9 | Informazione al lavoratore | Spiegare i risultati e informare della possibilità di contestare il giudizio di idoneità |
| 10 | Informazione al datore | Comunicare solo l’idoneità e le limitazioni necessarie, privilegiando proposte di adattamento |
| 12 | Monitoraggio biologico | Scegliere esami validi e pertinenti, preferire quelli non invasivi |
| 17 | Indipendenza professionale | Nessun conflitto di interessi deve influenzare giudizi e pareri |
| 19 | Contratti | Chiedere una clausola etica nell’incarico e rifiutare condizioni che impediscono di lavorare secondo il codice |
| 21-22 | Riservatezza e dati collettivi | Cartelle custodite dal medico; dati aggregati comunicabili solo se nessuno è identificabile |
Indipendenza professionale: cosa scrivere nell’incarico
Il paragrafo 19 è il più operativo. Chiede al medico di far inserire nel contratto una clausola etica che riconosca il diritto di applicare standard professionali, linee guida e codici etici, e di non accettare condizioni che limitano la sua indipendenza. Invita inoltre a descrivere nel contratto il ruolo consulenziale, la gestione dei conflitti, l’accesso alle cartelle e la protezione delle informazioni riservate.
Per il datore di lavoro, una lettera di incarico coerente con il codice e con l’art. 39 dovrebbe contenere almeno questi elementi.
- Il richiamo esplicito all’art. 39, comma 1, e al codice ICOH come riferimento per l’attività.
- Il perimetro dell’incarico: sedi, mansioni coperte, sopralluoghi almeno annuali previsti dall’art. 25.
- Le modalità con cui l’azienda trasmette al medico le informazioni dell’art. 18, comma 2: rischi, organizzazione del lavoro, processi produttivi, dati su infortuni e malattie professionali.
- Le regole su custodia della cartella sanitaria e di rischio, con chiarezza su chi vi accede.
- Un compenso non legato al numero di giudizi di idoneità emessi o di esami prescritti.
- La procedura con cui il medico segnala per iscritto un rischio non affrontato, come prevede il paragrafo 5.
Cosa può ricevere il datore di lavoro e cosa no
Il conflitto più frequente nasce dalla richiesta di informazioni. Il datore ha bisogno di sapere chi può fare cosa; il medico custodisce dati che la legge e il codice proteggono. La tabella mette in fila cosa circola e verso chi.
| Informazione | Destinatario | Fondamento |
|---|---|---|
| Giudizio di idoneità con eventuali prescrizioni o limitazioni | Lavoratore e datore, in copia scritta | art. 41, c. 6-bis; ICOH par. 10 |
| Diagnosi, referti, esiti degli esami | Solo il lavoratore; restano nella cartella custodita dal medico | art. 25, c. 1, lett. c); ICOH par. 21 |
| Risultati anonimi collettivi della sorveglianza | Datore, RSPP e RLS, per iscritto, nella riunione periodica | art. 25, c. 1, lett. i); ICOH par. 22 |
| Informazioni generali sulla salute del singolo utili alla sua tutela | Datore, solo con il consenso informato del lavoratore | ICOH par. 10 |
Una richiesta del tipo “l’elenco dei dipendenti con una certa patologia per rivedere i turni” va quindi riformulata: il medico può indicare le limitazioni rilevanti per l’organizzazione, non la patologia. Come si attuano limitazioni e prescrizioni senza diffondere dati clinici è spiegato nella pagina sul giudizio di idoneità e il ricorso.
Consenso, esami e obbligo di sottoporsi alla visita
Il paragrafo 8 del codice parla di sorveglianza svolta con il consenso informato e non coartato del lavoratore. In Italia, però, sottoporsi ai controlli sanitari previsti dalla legge è un obbligo del lavoratore, fissato dall’art. 20. I due piani si conciliano leggendo il codice per intero: il paragrafo 10 riconosce gli esami “prescritti da leggi o regolamenti nazionali”, e il paragrafo 12 richiede il consenso per indagini invasive o con un rischio per la salute.
Il medico competente, quindi, non chiede il permesso per la visita obbligatoria, ma deve spiegare scopo e significato della sorveglianza, come impone anche l’art. 25, comma 1, lettera g). Per gli esami integrativi deve scegliere quelli validi e mirati al rischio, preferendo i non invasivi, in coerenza con il divieto di accertamenti non consentiti dell’art. 41, comma 3.
Dati collettivi e gruppi piccoli: dove la riservatezza si perde
I risultati anonimi collettivi sono uno strumento di prevenzione, ma nei gruppi piccoli l’anonimato è solo apparente. Se un reparto ha tre addetti e il report indica un’alterazione in uno di loro, chiunque conosca il reparto può risalire alla persona.
Il paragrafo 22 consente la comunicazione dei dati aggregati solo quando non c’è possibilità di identificazione individuale. In pratica il medico può accorpare reparti o mansioni simili, oppure presentare il dato in forma descrittiva, senza numeri che isolino una persona. È una scelta tecnica che spetta a lui, e che il datore non dovrebbe contestare chiedendo un dettaglio maggiore.
Il codice alla prova delle novità del DL 159/2025
Le nuove regole del decreto mettono alla prova proprio i principi del codice. Il nuovo compito di informare i lavoratori sulla prevenzione oncologica, previsto dall’art. 25, comma 1, lettera a-bis), incontra il paragrafo 13: nei programmi di promozione e screening il medico deve coinvolgere datore e lavoratori e proteggere i dati personali. Il tema è sviluppato nella scheda sulla prevenzione oncologica nei luoghi di lavoro.
La visita per sospetto di alcol o sostanze, nella nuova lettera e-quater) dell’art. 41, tocca il paragrafo 11 sul pericolo per i terzi e il paragrafo 12 sull’affidabilità dei test: il sospetto deve fondarsi su un motivo ragionevole e gli accertamenti su metodi validati. Lo stato della misura, in attesa dell’accordo Stato-Regioni, è nella scheda sulla visita per alcol e sostanze. Infine il comma 2-bis dell’art. 39, che attende un decreto sui requisiti delle strutture convenzionate, riguarda le condizioni organizzative a cui il paragrafo 19 dà valore etico: lo stato dell’atto è nella pagina sui requisiti delle strutture del medico competente.
Esempio: quando la direzione chiede troppo
Esempio: un’azienda di logistica con 40 addetti deve riorganizzare i turni notturni e chiede al medico competente di indicare quali lavoratori hanno problemi di salute incompatibili con la notte. Il medico risponde che non comunicherà condizioni cliniche, ma che i giudizi di idoneità già emessi riportano le limitazioni al lavoro notturno, e che sulla base di questi l’ufficio personale può costruire i turni.
Aggiunge, nella riunione periodica, un dato anonimo collettivo sulla frequenza dei disturbi del sonno tra i turnisti, aggregando i reparti in modo da non rendere riconoscibile nessuno, e propone di rivedere la rotazione. In questo scambio l’art. 25, l’art. 41 e i paragrafi 10 e 22 del codice ICOH funzionano insieme: il datore ottiene le informazioni utili all’organizzazione, i lavoratori conservano la riservatezza, la prevenzione ne guadagna. Per l’elenco completo delle visite e degli adempimenti si può consultare la scheda sull’articolo 41 comma per comma.
Risposte rapide
Domande frequenti
Il codice etico ICOH è obbligatorio per il medico competente?
Sì, come parametro di condotta. L'art. 39, comma 1, del D.Lgs. 81/2008 stabilisce che l'attività di medico competente è svolta secondo i principi della medicina del lavoro e del codice etico della Commissione internazionale di salute occupazionale (ICOH). Il codice non crea nuovi obblighi di legge, ma è il riferimento con cui si valuta se il medico ha agito con indipendenza, competenza e riservatezza.
Il DL 159/2025 ha introdotto il richiamo al codice ICOH?
No. Il richiamo al codice ICOH è nell'art. 39, comma 1, del D.Lgs. 81/2008 fin dalla sua versione originaria del 2008, e il testo coordinato del DL 159/2025 non menziona l'ICOH. Il decreto ha però toccato lo stesso art. 39 con il nuovo comma 2-bis, che rinvia a un decreto del Ministro della Salute sui requisiti delle strutture per cui il medico lavora.
Qual è l'edizione in vigore del codice etico ICOH?
È la terza edizione, approvata dal Board dell'ICOH a Helsinki il 10 febbraio 2014 e pubblicata in inglese e francese. La prima edizione risale al 1992 e la seconda al 2002. Secondo il sito dell'ICOH, tra il 2015 e il 2018 il testo è stato tradotto in diverse lingue, tra cui l'italiano. Il codice si articola in principi di base e 26 paragrafi.
Il medico competente può dire al datore quale malattia ha un lavoratore?
No. Il giudizio comunicato al datore indica l'idoneità alla mansione e le eventuali prescrizioni o limitazioni. Il paragrafo 10 del codice ICOH prevede che i risultati degli esami arrivino alla direzione solo in termini di idoneità e di limitazioni necessarie, mentre l'art. 25 del D.Lgs. 81/2008 affida la cartella sanitaria al medico, con il segreto professionale.
Fonti ufficiali
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